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18-05-2010 L'«Isola dei porci»: sesso e cartoon nel circo contemporaneo dell'artista americano Nel 1946, a New York, Jackson Pollock cominciava a sgocciolare il colore sulla tela come in una danza sciamanica; negli anni Sessanta, a Vienna, l’Azionismo dava vita a performance con escrementi, sangue, interiora. Nel 1945, a Salt Lake City, nasceva Paul McCarthy che si trasferiva a studiare cinema e arte al San Francisco Art Institute. Cresciuto a cartoni animati, televisione, film di Walt Disney, senza senso del peccato cattolico né misticismo sciamanico, McCarthy iniziò a shakerare i linguaggi artistici gestuali del tempo — dall’epressionismo astratto alla body art ai b-movies— per trarne un cocktail dal sapore unico dove il sesso diventa parodia, il sangue ketchup, gli escrementi cioccolato e il mondo vero la sua riproduzione in silicone rosa. Insomma quella di McCarthy, artista celebrato nei più prestigiosi musei del mondo, è la vita dello spettacolo (e viceversa) messa in scena no stop e dove il vero si confonde col finto, la realtà con la recitazione, il dramma con la farsa. Il suo simbolo è l’enorme bottiglia in gomma di ketchup / sangue che troneggia nel cortile di Palazzo Citterio dove giovedì verrà inaugurata la mostra «L’isola dei porci», voluta dalla Fondazione Trussardi e curata da Massimiliano Gioni. La rassegna si sviluppa nel piano interrato del palazzo settecentesco dove l’architetto James Stirling, negli anni ’80, aveva iniziato l’ampliamento della Grande Brera. Uno spazio spettrale, diviso da enormi muri di cemento al cui centro ora sorge l’Isola dei porci, su un piedistallo di polistirolo e la moquette blu che finge il mare: un caos polveroso di scarpe, secchi, giocattoli rotti, pentole, scope, vestiti, calchi di sculture: «Non saprei dire se è la riproduzione esatta del mio studio di Los Angeles o se, viceversa, è proprio l’Isola dei porci che diventa il mio studio di Los Angeles. Si tratta di un lavoro in progress, ovvero la trasformazione del mio studio, da sette anni a questa parte, in una performance che parla del processo della scultura». In questa ambiguità di arte e vita, si devono leggere anche opere come la scultura di Paula Jones, prima amante di Bill Clinton, senza capelli e con i tratti enfatizzati: non è lì per una qualche denuncia politica, ma soltanto perché la politica l’ha trasformata in un qualunque personaggio dell’intrattenimento. «Miki Mouse, Donald Duck, Michael Jackson, qualsiasi celebrità sarebbe stata lo stesso: sono tutte false, come il sangue che si vede al cinema». Dove: nel sotterraneo di Palazzo Citterio, in via Brera 14. Visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 20, con ingresso libero fino al 4 luglio. Inaugurazione giovedì 20 alle 18,30. Fonte: Corriere.it Leggi altre notizie sullo stesso argomento: ARTE >>> MOSTRE E VERNICI >>> EVENTI CULTURALI >>> Visualizza le notizie e gli eventi di questa settimana a Milano
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